Parte I / Parte II / Parte III / Parte IV / Parte V

Il WT7

L’ultimo aspetto tecnico che voglio considerare è il crollo dell’edificio World Trade n. 7, non tanto per la sua importanza ai fini della teoria ma perché mostra più degli altri l’errore logico e metodologico del ragionamento complottista.

I complottisti sostengono, in primo luogo, che l’edificio in questione non sia stato colpito dagli aerei e che quindi non abbia senso che sia crollato da solo; di fronte alle osservazioni degli esperti, che fanno notare come quell’edificio sia stato colpito dai calcinacci incendiati degli altri due, prendendo così fuoco anche lui e, col tempo, rovinando a terra, rispondono con un video che mostra come la facciata dell’edificio, dopo l’attentato, fosse assolutamente sana e non incendiata. Peccato che, però, la facciata fosse quella opposta alle Twin Towers, mentre quella esposta alle torri, di cui vi sono numerosi altri video, era stata gravemente danneggiata dai crolli e risultava completamente avvolta dalle fiamme. Anche qui, non si capisce bene perché alcuni video siano una prova e tutti gli altri no (il motivo in realtà c’è ed è sempre lo stesso: i video veri sono solo quelli che confermano il complotto per il semplice fatto che lo confermano, ragionamento frutto di un forte bias cognitivo e completamente contrario ad ogni logica scientifica).

Ma veniamo al bello: la teoria complottista si fa forte del fatto che, a quanto dicono i sostenitori del complotto, quell’edificio contenesse documentazione “super segreta” e che per questo andasse abbattuto per farla sparire. Questa circostanza, peraltro mai provata in alcun modo, basterebbe a giustificare l’ipotesi del complotto e il fatto che i servizi segreti l’avrebbero abbattuta anche se non aveva subito danni.
Tale ipotesi va incontro a palesi problemi logici che la rendono semplicemente ridicola. In primo luogo, viene da chiedersi come sia possibile che la CIA e l’FBI siano costretti a fare copie cartacee di documenti segretissimi e ammassarli tutti in un edificio in cui lavorano centinaia di persone nel centro di una delle metropoli più popolose del mondo, e che siano costretti ad abbatterlo per poterli far sparire, quando documentazione simile potrebbe restare nascosta in una chiavetta USB o in un hard disk, molto più facili da nascondere ed eliminare.
In secondo luogo, viene da chiedersi con quale logica per far sparire documenti segretissimi si scelga di abbattere un intero palazzo, spargendo quei documenti in giro per la città e rendendoli potenzialmente disponibili a chiunque passi da lì.
Ma ancora di più, non si capisce perché, per far sparire dei documenti nascosti nel WT7, sia stato necessario dirottare due aerei di linea e schiantarli contro altri due grattacieli, sperando che il loro crollo portasse a sua volta al crollo anche di quell’edificio, e oltretutto dirottarne un terzo (o peggio ancora, fingere di averlo fatto) per danneggiare il Pentagono: una strategia estremamente complessa, assurda e senza garanzie di riuscita che poteva essere scongiurata in mille altri modi più semplici e meno “rumorosi”, come ad esempio mandare semplicemente l’FBI nel WT7 e portare via tutto quel che c’era da portare via con una scusa qualsiasi.

Alla luce dell’analisi metodologica svolta negli articoli di questa sezione, emerge che il vero problema di metodo del ragionamento complottista sta nella falsa convinzione che basti porre dei dubbi sui singoli aspetti della versione ufficiale per avvalorare la “controteoria”: ma non conoscendo la materia, reinterpretando i dati a nostro piacimento e usando un po’ di retorica, qualunque cosa può essere messa in dubbio, anche la forma della terra. Quello che è invece necessario è che la teoria alternativa che stai costruendo sia altrettanto supportata da prove valide e soprattutto sia coerente. 
Invece, ad uno sguardo di insieme la versione complottista dell’accaduto è completamente irrazionale, contraddittoria e priva di senso, al punto da apparire più una barzelletta che un complotto.

P.T.