Parte II di VIII

(Parte I)

atene e la demagogia

Inizieremo questa rubrica trattando Atene e la demagogia perché, per molti il problema della manipolazione della coscienza delle masse è una questione relativamente recente, risalente al più alla prima metà del secolo scorso in coincidenza con l’avvento dei totalitarismi. In effetti, soprattutto il totalitarismo ha fatto largo uso del condizionamento delle masse, sfruttando i nuovi sistemi di comunicazione di massa (inizialmente la radio, poi anche il cinema); tuttavia, il problema non è nato con essi, ma costituisce un elemento essenziale della stessa democrazia.

Platone e la democrazia

Atene e la demagogia sono aspetti la cui correlazione era ben conosciuta già agli antichi. Per dimostrarvelo, farò un salto indietro di 2400 anni, a quando cioè la democrazia è stata “inventata”. E ve la racconterò con le parole di un suo illustre cittadino: Platone.

Come forse sapete, il filosofo ateniese non aveva una grande ammirazione per la democrazia. Secondo Platone, infatti, la stragrande maggioranza della gente era preda delle istanze irrazionali più che di quelle razionali, e per questo era facilmente manipolabile da chi avesse una buona arte oratoria e sapesse parlare alla “pancia” della gente. Insomma, già 2400 anni fa Platone aveva individuato lo stesso problema che colpisce le odierne società democratiche: la tendenziale ignoranza della gente e la sua inclinazione a ragionare per schemi e associazioni irrazionali piuttosto che per strutture e ragionamenti razionali.

La demagogia

Ad approfittare di questa situazione erano i cosiddetti “demagoghi”. Si trattava figure dotate di grande abilità oratorie che sfruttavano queste ultime per traviare e condizionare il pensiero degli elettori dell’ecclesia; tale organo corrispondeva al nostro Parlamento, con la differenza che questo è composto di rappresentanti, mentre l’ecclesia racchiudeva tutti i cittadini maschi e adulti della città.

Pertanto, la vera ragione della forza persuasiva di questi demagoghi stava nel fatto che si rivolgevano ad una platea di persone spesso non dotate di sufficienti conoscenze e di una elevata cultura; pertanto, erano più facilmente preda delle istanze irrazionali di cui parlava appunto Platone. A causa di essi, la democrazia di Atene, motivo di orgoglio di fronte a tutto il resto del mondo conosciuto, divenne progressivamente sempre meno democratica, sempre più corrotta e inefficiente.

Alla fine, cedette il passo alle falangi di Alessandro Magno e cadde nel dimenticatoio almeno fino alla Rivoluzione Francese.

Per assurdo, è proprio la democrazia a rendere possibile le derive autoritarie; è solo dove il potere spetta al popolo che è necessario convincerlo per ottenere consenso: senza democrazia, non esiste manipolazione dell’opinione pubblica. La questione sarà meglio approfondita nel prossimo articolo, in cui parleremo dei regimi totalitari.

P.T.