Chi mi conosce sa che non ho grande stima di Salvini; tuttavia, tra le varie proposte del nuovo Governo c’è quella riguardante la modifica della legge sulla legittima difesa che mi tocca direttamente per deformazione professionale e che ovviamente ha già scatenato i social.
Come per ogni cosa, anche su questo tema vedo molta ignoranza in materia, da una parte e dall’altra, e ogni discussione sull’argomento finisce per toccare questioni che non c’entrano assolutamente niente.

Da avvocato, cerco allora di fare un po’ di chiarezza.
Il testo del nuovo comma dell’art. 52 c.p. dice così:

“Si considera che abbia agito per legittima difesa colui che compie un atto per respingere l’ingresso o l’intrusione mediante effrazione o contro la volontà del proprietario o di chi ha la legittima disponibilità dell’immobile, con violenza o minaccia di uso di armi di una o più persone, con violazione di domicilio”.

 
Comprendo che senza nozioni di diritto penale si possano non cogliere tutte le sfumature e le implicazioni di questo nuovo comma, quindi devo fare delle brevi premesse.

Oggi, per principio generale, la legittima difesa è tale solo quando è “proporzionata all’offesa”; questo sempre e in ogni caso, che tu sia aggredito alla stazione, in una discoteca, in un ghetto, in carcere o in casa tua. 
Dal punto di vista pratico, l’attuale legge pretende di fatto che sia la vittima ad assumersi la responsabilità di una reazione proporzionata all’offesa: ciò può apparire corretto in via generale (per evitare fenomeni da “Far West“), ma applicato al caso di furto in casa crea delle problematiche evidenti. Immaginate infatti di essere svegliati di notte di soprassalto, spaventati e confusi, magari con dei bambini in casa, e vi ritrovate nella penombra uno sconosciuto davanti. In quel momento, la legge pretende che voi, in quelle condizioni, riusciate a valutare la situazione, le circostanze, le intenzioni reali dell’intruso, le armi a sua disposizione e l’effettiva volontà di usarle, e di conseguenza valutiate la reazione più proporzionata all’aggressione che state subendo. E in qualunque modo vadano le cose, se dovesse scapparci il morto o il ferito si apriranno indagini a vostro carico (il che è un atto dovuto) e nel susseguente processo starà al vostro avvocato dimostrare che la vostra difesa fosse proporzionata all’offesa (e spesso si tratta di quella che noi avvocati chiamiamo “probatio diabolica”, cioè quasi impossibile). Se non ci riesce, anche solo per mancanza di elementi a sufficienza, sarete condannati per “eccesso di legittima difesa”.

Come conseguenza di questo problema, la proposta di Salvini si limita ad individuare una singola ipotesi nella quale l’onere della prova è invertito a danno dell’aggressore: se la difesa avviene nelle circostanze indicate nel testo del nuovo comma (violazione di domicilio con minaccia o uso di armi), la difesa si considera legittima, e cioè si presume che sia stata proporzionata all’offesa.
Questo non significa che puoi crivellare di colpi chi ti pare in casa tua, ma solo che sarà onere del PM e della parte offesa dimostrare che tu abbia ecceduto nella legittima difesa.

In breve: con la nuova legge continua ad esistere la proporzionalità tra difesa e offesa, la cui prova ricade sempre sulla vittima; ma in quella singola ipotesi, invece, la difesa si presume al contrario sempre legittima salvo prova contraria, che spetta all’accusa.

Personalmente, e a prescindere dal mio giudizio su Salvini, la trovo una legge ispirata al buon senso: mi pare ragionevole gravare dell’onere della prova non la vittima svegliata di notte in casa sua, ma piuttosto un soggetto che, entrando in casa sua armato e senza autorizzazione, si è già macchiato di un reato: la violazione di domicilio. Ed è davvero assurdo che in una circostanza del genere i rischi e le responsabilità probatorie ricadano sulla vittima e non sull’aggressore.

Almeno, questa è la mia opinione.

P.T.