Cos’è l’informazione?

Per comprendere cosa intendo con “teoria dell’iceberg” bisogna rispondere a una domanda fondamentale: cos’è l’informazione? Il dizionario la definisce:

La trasmissione e ricezione di messaggi relativi a notizie o nozioni ritenute utili o addirittura indispensabili per l’individuo o la società.

In effetti, nel mondo moderno ancor più che in quello antico, ogni essere umano, per farsi un’idea di ciò che lo circonda, per comprendere la varietà e l’incidenza degli accadimenti che caratterizzano e influiscono sulla sua società ma anche per poter esprimere giudizi su tutto ciò che gli succede intorno e stabilire le sue priorità, si basa essenzialmente sulle informazioni che riceve in modo indiretto dall’esterno.

Nessun umano è infatti in grado di partecipare personalmente ad ogni evento che accade nel mondo; dunque, non può avere conoscenza diretta di tutti i fatti che coinvolgono la sua società. Per questo non può far altro che affidarsi ai mezzi di informazione per sapere quello che accade, esprimere un giudizio e stabilire una sua posizione su ogni evento.

Pensateci: come fate a sapere cosa decidono ogni giorno i nostri politici? E a conoscere i fatti di cronaca (omicidi, furti, rapine)? Come fate a conoscere i risultati della vostra squadra del cuore, a conoscere le più recenti scoperte della scienza? Di nessuno di questi fatti ne avete una conoscenza diretta (salvo sparute eccezioni), ma venite in possesso di tali informazioni in via mediata attraverso i mezzi di informazione.

Capire che rapporto abbiamo con tali mezzi è dunque fondamentale per comprendere come essi funzionino e come possano influenzare anche in modo determinante le nostre convinzioni. Ed è importante per capire cosa si intenda con “teoria dell’Iceberg“.

Come funzionano i mass-media

media e teoria dell'iceberg

Parliamo di TV, radio e giornali. Come funzionano? Immaginiamo di essere i direttori di un telegiornale o di un giornale: ogni mattina arriviamo in redazione e dobbiamo redigere l’elenco degli argomenti che saranno trattati. Il primo dato che dobbiamo prendere in considerazione è che il telegiornale dura mezz’ora e che il numero di pagine della testata non è infinito. Questo significa che i mezzi di comunicazione di questo tipo hanno a disposizione spazi e tempi limitati. Di conseguenza, non potranno raccontare tutto ciò che è accaduto nel mondo, ma dovranno necessariamente fare una selezione.

Attenzione: non intendo dire che ci sia un complotto dei media per non farci sapere tutta la verità; intendo precisare semplicemente che la selezione delle informazioni è una conseguenza fisiologica dovuta all’impossibilità di trattare tutti gli argomenti del mondo. Che ciò avvenga in buona o mala fede, secondo un disegno preciso o affidandosi puramente al caso o al gusto del giornalista non è importante, quello che conta è che l’informazione che riceviamo dai media costituisca solo una parte delle informazioni disponibili.

L’informazione è come un Iceberg

teoria dell'iceberg

Il concetto della parzialità informativa può essere espresso dalla metafora dell’iceberg.

Le informazioni che effettivamente riceviamo sono solo una piccola parte della somma di tutti gli accadimenti necessari per interpretare l’oggetto di quelle informazioni.

Teoria dell’Iceberg

Di conseguenza l’informazione, nell’alterare la nostra percezione, ha un ruolo fondamentale soprattutto per ciò che non racconta rispetto a ciò che invece rende noto al pubblico. Questa circostanza ci porta ad una inevitabile conclusione: se il modo di farci un’idea della realtà è quello di affidarsi alle informazioni dei media e i media danno inevitabilmente una visione parziale di quella realtà, significa che la nostra percezione del reale, e dunque le idee che ci formiamo, i giudizi, le priorità e le tendenze politiche che abbiamo, è fortemente deformata perché si fonda su un accesso parziale alle informazioni.

Informazione e bias cognitivi

La teoria dell’iceberg ha diverse implicazioni. Attraverso di essa, l’informazione favorisce il sistema WYSIATI, portando il nostro cervello a creare “storie coerenti” della realtà che lo circonda sulla base di un asset di informazioni fortemente limitato e spesso anche partigiano per via delle ulteriori dinamiche che si innestano, come il bias di conferma (cerchiamo solo le informazioni che confermano la convinzione che ci siamo già fatti) e l’effetto ancoraggio (usiamo le informazioni ricevute come parametro per interpretare tutte le altre).

Pertanto, percepiamo certi accadimenti come più frequenti di quanto non siano e viceversa, riteniamo che alcuni fatti siano più rilevanti di altri, ci creiamo delle priorità sulla base di dati solo parziali, ci convinciamo di cose che, dati alla mano, non sono vere perché mancano di molti altri fattori che non vengono raccontati e quindi pensiamo che non esistano (WYSIATI). In sostanza, formiamo il nostro convincimento personale, i nostri giudizi sul mondo, la nostra tendenza politica e la nostra scala di priorità sulla base di dati parziali, mancando una visione d’insieme che ci permetterebbe di dare il giusto peso alle notizie che subiamo passivamente dai media e dai social.

Una volta acquisiti gli schemi derivati da questo accesso solo parziali alle informazioni, attraverso il bias di conferma tenderemo a consolidarli, affidandoci solo alle fonti che confermano le nostre convinzioni e rendendo in questo modo la nostra percezione della realtà sempre più parziale e di parte.

Nei prossimi articoli di questa rubrica, vi fornirò una serie di esempi concreti di come queste dinamiche si manifestino e condizionino la nostra percezione della realtà in modo determinante.

P.T.