Parte IV di VIII

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La democrazia e l’opinione pubblica

Con la fine dei totalitarismi, gli Stati europei si sono dotati di costituzioni rigide, documenti dal valore superiore alla stessa legge, per impedire a qualunque fazione politica di imporsi sulle altre scardinandone i diritti e le libertà.

Le costituzioni di oggi hanno così eliminato la possibilità per la maggioranza di distruggere le minoranze, garantendo invece il pluralismo ossia la possibilità, per tutti, di dire la propria e manifestare il proprio pensiero o perseguire la sua ideologia politica; ma non hanno eliminato il suffragio universale né tanto meno hanno contribuito ad acculturare le masse. Il rischio di manipolazione è rimasto vivo, con la sola differenza che oggi la propaganda non è più esercitata a senso unico da un’unica forza politica ma in modo diffuso tra le varie fazioni, una contro l’altra.

Come ebbe modo di dire anche il Prof. Sartori, l’incapacità del popolo di crearsi una opinione razionale sugli eventi e’ un grave danno per la democrazia: infatti, come le elezioni, 


anche le opinioni devono essere libere, e cioè liberamente formate. Se le opinioni non sono libere, le elezioni non possono essere libere. Un popolo sovrano che non ha nulla di suo da dire, senza opinioni proprie, conta come il due di coppe“.


G. Sartori

Il populismo

Oggi, ancor di più con la diffusione di internet, la manipolazione dell’opinione pubblica è ovunque, non si è mai sicuri di ciò che si legge o si sente dalle fonti di informazione. Tutti i partiti, chi più chi meno, fanno uso dell’arte oratoria, dei mezzi di informazione e di internet in particolare per stimolare la pancia della gente facendo leva sulle sue paure, le ire e i desideri. Per farlo, sfruttano ed agiscono sullo sbilanciamento tra realtà e percezione e sui vari bias cognitivi di cui questo blog si occupa. Imparare a suonare le giuste corde per stimolare l’opinione pubblica è ormai la principale caratteristica che un politico deve possedere.

Così, a quella struttura di demagogia che sfruttava il monopolio dei mezzi di informazione per creare una verità unica, si è sostituita una forma di demagogia diffusa, praticata da chiunque per scopi anche opposti, che noi chiamiamo “populismo”.

Il termine significa parecchie cose, ma in questa sede la intendiamo nell’ultima accezione che gli è stata data, ossia


la tendenza della politica di fare demagogia tramite i mezzi di informazione per alterare la realtà, stimolare le istanze irrazionali dei cittadini, elogiare le qualità del popolo per orientare il consenso popolare”. 

Nel caso specifico dell’utilizzo di internet, alcuni lo chiamano anche “populismo digitale”.

Insomma: come dimostrato, l’arte di manipolare l’opinione pubblica è coessenziale alla stessa politica, a maggior ragione all’interno di sistemi democratici, che come tali fondano la loro legittimazione ad agire proprio sulla volontà del popolo.

Ma come funziona concretamente questo sistema di manipolazione? Per dimostrarvi che non si tratta di una congettura o di un complotto, nei prossimi articoli fornirò alcuni esempi pratici di come questo sistema abbia funzionato e funzioni tutt’ora per alterare la realtà e manipolare il consenso popolare.

Esempi recenti e contemporanei nei quali, di conseguenza, le vittime della manipolazione siamo proprio noi stessi.

P.T.