Parte I di VIII

Scopo di questa nuova rubrica è quello di parlare di manipolazione dell’opinione pubblica, ossia di come la politica orienti i consensi sui temi sociali di interesse, sfruttando proprio i bias cognitivi di cui abbiamo ampiamente parlato in questi mesi.

L’importanza delle problematiche legate alle varie distorsioni cognitive (dall’analfabetismo funzionale all’effetto Dunning-Kruger fino ai bias cognitivi) ma anche all’alterazione tra percezione e realtà dovuta ad un accesso solo parziale alle informazioni e alle dinamiche legate ai media, non è semplicemente fine a se stessa. Tutte queste circostanze, infatti, incidono profondamente sulla nostra società e in particolare sulle nostre scelte politiche.

Soprattutto grazie ad internet, le teorie antiscientifiche e le convinzioni che derivano dagli errori di metodo che quelle distorsioni provocano, si diffondo a macchia d’olio e hanno sempre maggior seguito, contribuendo alla diffusione di un profondo senso antiscientifico capace di creare anche danni alle persone e alle società. Questo accade ad esempio quando ci si affida a cure alternative e sciamaniche per sfiducia nella “medicina ufficiale”.

Bias cognitivi e manipolazione dell’opinione pubblica

Ma più di ogni altra cosa, queste dinamiche hanno una profonda incidenza sulle società odierne in quanto vengono costantemente e abilmente sfruttate dalle classi politiche per orientare il consenso popolare. Usando i bias cognitivi per condizionare l’opinione pubblica.

In effetti, non di rado i partiti politici (in particolare quelli a tendenza populista, ma il discorso vale per tutti) adottano sistemi pre-congegnati allo scopo. Puntano sull’alterazione tra percezione e realtà; sfruttano l’arte oratoria e i mezzi di comunicazione per diffondere concetti fondati sull’associazione irrazionale di idee, sulle paure, le ire e le debolezze del popolo; spingono i cittadini a polarizzarsi verso posizioni opposte. Tutto questo al fine di incamerare voti e far crescere il loro consenso elettorale al fine di vincere le elezioni o persistere al Governo.

Per capire come questo accada è però necessario fare delle doverose premesse, analizzando alcuni aspetti di cui si è occupata la politologia, che ha attentamente osservato e analizzato questo fenomeno.

Cos’è l’opinione pubblica?

Per capire le modalità con cui la politica opera questa manipolazione dell’opinione pubblica è necessario partire da una domanda: cos’è l’opinione pubblica? Il dizionario la definisce


l’aggregato delle attitudini di pensiero collettive o delle convinzioni mantenute dalla popolazione adulta

La sua nascita come termine comune la si deve (non a caso) alla Francia rivoluzionaria. Non è un caso perché le due condizioni essenziali per l’esistenza dell’opinione pubblica sono un sistema democratico che fondi le decisioni politiche sulla volontà popolare, e l’esistenza di mezzi di informazione di massa capaci di diffondere idee e opinioni su largo raggio e in modo capillare (come, al tempo della rivoluzione, la carta stampata). Ed entrambe le condizioni si verificarono contemporaneamente, per la prima volta, proprio con la rivoluzione francese.

manipolazione dell'opinione pubblica

Come vedremo nell’analisi cui è dedicata questa sezione, però, così come è vero che l’opinione pubblica è una condizione essenziale della democrazia, anche la manipolazione della stessa ne è un elemento intrinseco. Il sistema su cui si fondano le decisioni in un sistema democratico, infatti, passano necessariamente dal filtro delle classi al potere che hanno imparato fin dal primo momento a orientare i consensi per ottenere un vantaggio elettorale.

Partiamo con delle considerazioni generali.

Come dovrebbero funzionare i processi democratici…

La democrazia si fonda sulla volontà popolare. Teoricamente, la democrazia è dunque un “processo” che va dal basso verso l’alto, e che pressappoco segue questo iter:

  • il popolo individua una problematica sociale e inizia a discuterne, creando un’opinione pubblica su quell’argomento;
  • attraverso i mezzi di informazione, questa opinione pubblica si diffonde e si consolida;
  • questa diffusione porta quell’opinione fino nelle aule della politica, dove viene recepita;
  • la politica tenta di individuare una soluzione al problema sollevato dall’opinione pubblica;
  • in base alle modalità e alle soluzioni adottate (o non adottate), il popolo valuterà se confermare la fiducia ai governanti o meno.

…E come funzionano realmente

Giusto? Sbagliato. In realtà questo iter si verifica in un numero sporadico di casi,mentre per la maggior parte delle decisioni politiche l’iter è quello esattamente opposto.

Ad accorgersene è la politologia, che attraverso le parole di Josep Alois Schumpeter descrive il fenomeno:

i politici sono in grado di forgiare e, in limiti molto estesi, perfino creare la volontà del popolo. (…) La volontà popolare è il prodotto, non la forza propulsiva, del processo politico. Il modo in cui i problemi e la volontà popolare in merito ad essi vengono manipolati corrispondono esattamente ai modi della pubblicità commerciale. Vi troviamo lo stesso tentativo di far leva sul subconscio, la stessa tecnica di creare associazioni favorevoli o sfavorevoli e tanto più efficaci quanto meno razionali, le stesse evasioni e reticenze, lo stesso stratagemma di produrre un’opinione mediante affermazioni ripetute che hanno successo nella misura in cui evitano il ragionamento e il pericolo di svegliare le facoltà critiche del pubblico, e così via”.

J.A. Schumpeter

E da questo, il politologo conclude che

se è possibile ‘menare per il naso’tutto il popolo inducendolo gradualmente a desiderare ciò di cui in realtà non ha bisogno (…), in realtà il popolo non solleva né decide alcun problema, ma i problemi da cui il suo destino dipende sono normalmente sollevati e decisi per lui”.

J.A. Schumpeter

Di conseguenza, il reale iter che segue una decisione politica è il seguente:

  • una parte della politica individua una necessità o un argomento sul quale intende intervenire;
  • sfruttando i media, quella parte politica inizia a trattare l’argomento, stimolando il popolo a formarsi un’opinione pubblica su di esso;
  • quell’opinione si struttura e si diffonde per tornare alla politica sotto forma di richiesta di intervento;
  • la politica interviene, illudendo il popolo di averlo fatto su sua richiesta ma, di fatto, avendo fatto tutto da sola.

Manipolazione dell’opinione pubblica: conclusioni

Una simile dinamica è fondamentale da conoscere quando ci si approccia ad una questione di interesse per l’opinione pubblica. Attraverso questi stratagemmi, infatti, i politici possono indurci a elaborare giudizi, creare correlazioni e formulare conclusioni che riteniamo frutto di una nostra analisi razionale della questione, ma che in realtà sono stati volutamente indotti per orientare il tuo giudizio.

Questa inversione è assolutamente una prassi nelle democrazie di ogni tempo, dall’antica Atene alle moderne democrazie occidentali. Nei prossimi articoli passeremo brevemente in rassegna le democrazie storiche alla luce del condizionamento dell’opinione pubblica, per fornire infine alcuni esempi concreti di manipolazione nella realtà democratica contemporanea.

Lo scopo è quello di chiarire le dinamiche in base alle quali la politica orienta i consensi e manipola l’opinione pubblica.

P.T.