Parte III di VI

(Parte I/ Parte II)

I costi di un complotto globale

Veniamo al terzo argomento della “logica dei troppi”, volto a dimostrare perché i complotti globali non esistono: costerebbero troppo. Questa volta andremo infatti a toccare un aspetto più “concreto” dei precedenti: quello economico.

In via logica, infatti, i complotti a pretesa globale avrebbero comunque dei costi spropositati che li renderebbero semplicemente antieconomici e quindi controproducenti per gli stessi soggetti che li pongono in essere.

E’ semplice per un complottista affermare che i potenti della terra possono fare tutto, corrompere tutti e influenzare chiunque, ma dimenticano che in ogni caso inscenare un complotto ha dei costi che necessariamente devono essere sostenuti e che nessun potente della terra, per quanto crudele, insensibile e orientato unicamente al vantaggio personale (ed anzi proprio per questi motivi) avrebbe mai interesse a sostenere rispetto a dei guadagni decisamente irrisori.

I costi per la logistica, per la corruzione e per il personale di un complotto su scala mondiale superano sistematicamente e di gran lunga i possibili guadagni che questi permetterebbero.

Perché, giova sottolinearlo, qui non si parla di dover investire delle somme per ottenere un risultato una tantum, ma di farsi carico di una spesa gigantesca e insostenibile per chiunque, a prescindere dal suo patrimonio, dalla sua influenza politica o dalle sue capacità, per tenere in piedi una struttura enorme che deve resistere per decine di anni. Vediamolo meglio.

Un esempio di complotto costoso: le scie chimiche

Anche in questo caso gli esempi si sprecano, ma uno molto indicato per lo scopo è certamente quello delle scie chimiche. Quanto costerebbe ai “poteri forti” tenere in piedi un complotto del genere?

Per stimarlo ho innanzitutto individuato le categorie che sarebbero necessariamente coinvolte nell’ambiente del trasporto via aria, ed ho approssimato il numero di persone che farebbero parte di ogni categoria. Ho individuato:

  • le compagnie di volo: sono circa 600 nel mondo, e considerata una media di 15 mila dipendenti per compagnia, abbiamo circa 9 milioni di persone;
  • i militari: nel mondo ci sono circa 13 milioni di uomini in armi;
  • imprese che costruiscono aerei o loro parti: in merito possiamo stimare un numero simile a quello delle compagnie di volo, e quindi circa 9 milioni di persone:
  • personale aeroportuale: se consideriamo che nel mondo ci sono 25 mila aeroporti, limitando il numero di addetti per aeroporto a sole 100 persone, abbiamo circa 2 milioni e mezzo di persone;
  • i dipendenti delle aziende che progettano, trasportano e installano le cisterne di alluminio e bario sugli aerei e negli aeroporti per il rifornimento (se il complotto è vero, gli aerei devono avere delle cisterne costruite da qualcuno e gli aeroporti dei punti di rifornimento per riempirle prima di ogni viaggio); se si considerano il numero di aeroporti e di aerei esistenti, anche in questo caso possiamo stimare un numero di circa 1 milione di persone
  • comunità scientifica: tra tutti i ricercatori del mondo (centinaia di milioni) sarebbe certamente in grado discoprire il complotto chiunque si occupa di meteorologia, di salubrità dell’aria, gli ambientalisti, i chimici, gli ingegneri aeronautici, alcuni fisici, ecc…; ho così stimato al ribasso un numero di 1 milione di persone;
  • i governi: naturalmente anche i governi, e diversi loro addetti, non potrebbero non sapere del complotto; anche in questo caso ho stimato un numero al ribasso, ipotizzando 1 milione di persone.

Bene. Abbiamo dunque un totale approssimativo, stimato al ribasso, di circa 36 milioni e mezzo di persone coinvolte nell’ambiente. Di queste ho ipotizzato, sempre tenendomi molto al ribasso, che anche solo il 10% di loro inevitabilmente sappia o scopra il complotto (es.: i piloti non potrebbero non saperlo, chi fa manutenzione agli aerei o produce la strumentazione per sparare le scie idem, come l’aviazione militare e così almeno parte del personale aeroportuale, ecc…). Pertanto, presumiamo che almeno 3 milioni e mezzo di persone siano a conoscenza/possano scoprire il complotto.

Perché i complotti globali non esistono: quanto costa il silenzio?

Ora: partiamo dal presupposto che questo complotto dice che i poteri forti sparano scie nel cielo per avvelenarci, ucciderci o farci ammalare. Se così è, e se consideriamo che l’aria non è sezionabile quindi inquinarla creerebbe danni a tutti, compresi quelli che mettono in atto il complotto, mi pare ovvio che i poteri forti debbano convincere questa gente a stare zitta e accettare il rischio pagandola profumatamente
La domanda è dunque: voi quanti soldi vorreste per accettare questo genocidio batteriologico, che metterebbe a rischio la vostra vita e quella dei vostri figli? Vi basterebbe qualche migliaio di euro? A me no.

Ho allora fatto una media, sempre molto al ribasso, considerando da un lato che l’ultimo magazziniere dell’aeroporto, che fatica ad arrivare a fine mese, potrebbe accettare anche solo 500.000 euro; dall’altro ho invece considerato le persone più al vertice, come gli A.D. delle compagnie aeree, che naturalmente pretenderebbero un compenso adeguato a quanto guadagnano (cioè diversi milioni di euro l’anno). Tenendomi bassissimo, ipotizzo però una media di appena 1 milione di euro a persona (cifra che comunque io non riterrei mai sufficiente per mettere a rischio la salute mia e della mia famiglia, visti oltretutto i rischi di essere beccato e arrestato e il rimorso per essere complice di uno sterminio mondiale…).

Bene: in base a questo calcolo al ribasso (un milione di euro x 3 milioni e mezzo di persone), i poteri forti dovrebbero sborsare 3.500.000.000.000 di euro.

Lo scrivo in lettere: tremila e cinquecento miliardi di euro.

E sto parlando solo dei costi per costringere al silenzio chi è a conoscenza del complotto; bisognerebbe poi considerare il costo delle sostanze usate come il bario e l’alluminio (solo l’alluminio costa circa 17 euro al Kg: provate a pensare a quanti miliardi di tonnellate sarebbero necessari per irrorare tutto il pianeta, ogni giorno, da 60 anni…). Ce ne sarebbe per altri migliaia di miliardi di euro.

Infine, non possiamo dimenticare i costi di manutenzione della strumentazione, di stoccaggio dei materiali, di progettazione, ricerca e realizzazione delle strutture, delle cisterne e delle zone di rifornimento degli aerei.

E soprattutto, non dimentichiamo che un complotto del genere esisterebbe da almeno 60 anni. Questo significa che, da un lato, vi sarebbe continuamente nuovo personale da corrompere e, dall’altro, che chi è già in pensione potrebbe in ogni momento essere indotto a parlare, motivo per cui anche chi non lavora più nel settore andrebbe continuamente pagato per garantirsi il suo silenzio.

E allora la domanda è: a fronte di questa spesa colossale, con tutti gli annessi rischi, difficoltà e improbabilità logiche, quale sarebbe il loro guadagno? Come recupererebbero quei soldi?

Perché i complotti globali non esistono: troppi costi

Mi pare evidente che un’operazione come quella delle scie chimiche (ma il concetto vale per tutti i complotti globali) sarebbe assolutamente controproducente per chiunque, anche per l’organizzazione più potente del pianeta: i costi sarebbero abnormi e i guadagni infinitesimali rispetto ad essi. In un’ottica “costi benefici” che necessariamente qualunque organizzazione “occulta” non potrebbe non mettere in atto, inscenare tali complotti non produrrebbe alcun tipo di vantaggio. Ecco perché i complotti globali non esistono.

A maggior ragione se consideriamo che, come vedremo nei prossimi articoli della rubrica, esisterebbero in realtà decine e decine di modi molto più semplici, meno costosi e meno rischiosi per ottenere lo stesso risultato.

Prima, però, affronteremo un altro fattore che rende i complotti globali controproducenti: i rischi.

P.T.