L’effetto Dunning-Kruger è una distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sovrastimare le proprie competenze autovalutandosi, a torto, esperti della materia. Trattandosi di distorsione cognitiva, chi ne è affetto non è in grado di riconoscere i propri limiti ed errori in quel campo, di conseguenza oltre a sopravvalutare se stesso tendenzialmente sottovaluterà gli altri, anche se veri esperti della materia.

Come vedremo, l’effetto Dunning-Kruger sarà uno dei principali fattori che inducono a ragionare in Antimetodo.

Dove nasce l’Effetto Dunning-Kruger

Perché il cervello tende a sovrastimare le proprie competenze? La teorizzazione di questa dinamica si deve agli studiosi David Dunning e Justin Kruger nel 1999, anche se in realtà un tale effetto distorsivo era già conosciuto sin dai tempi di Charles Darwin e Bertrand Russel.

Il problema dell’umanità è che gli intelligenti sono sempre pieni di dubbi, mentre gli stupidi sono sempre strasicuri.

B. Russell

I due studiosi decisero di avviare delle analisi su questo particolare aspetto dell’approccio cognitivo dopo aver letto una bizzarra notizia sui giornali: nel 1995, a Pittsburgh, un tale McArthur Wheeler aveva rapinato due banche nello stesso giorno, e lo aveva fatto a volto scoperto di fronte alle telecamere di sicurezza; poco tempo dopo, la polizia lo aveva identificato e si era presentata in casa sua per l’arresto.

Il maldestro rapinatore, però, confessò ai poliziotti di essere rimasto estremamente stupito del fatto che la polizia fosse riuscita a riconoscerlo, dal momento che egli era invisibile.

Quando finalmente raccontò il tutto agli inquirenti, Wheeler spiegò che pochi giorni prima un amico gli aveva mostrato un banale esperimento: scrivendo delle parole su un foglio di carta con il succo di limone, essere rimanevano invisibili fino a che il foglio non veniva avvicinato ad una fonte di calore. da questo, egli ne dedusse che, se si fosse cosparso il viso di succo di limone e fosse rimasto lontano da fonti di calore, sarebbe risultato invisibile proprio come quelle scritte sul foglio.

Geniale. Ma purtroppo per lui non era così, e le telecamere di sicurezza lo ripresero in pieno volto, facilitando enormemente il lavoro degli inquirenti.

Fu proprio questa notizia a incuriosire Dunning e Kruger, che nel tentativo di capire come fosse possibile che la gente potesse convincersi di certe idiozie e di non rilevare la propria ignoranza su determinate materie, decisero di avviare delle analisi sperimentali.

Lo studio di Dunning e Kruger

Nello studio in questione, i due scienziati chiesero ad alcuni soggetti di autovalutare le proprie performance in determinate materie (in particolare umorismo, grammatica e logica) e poi li sottoposero a dei test specifici su quelle materie. Orbene, i risultati dimostrarono che

i partecipanti appartenenti all’ultimo quartile della classifica per quanto riguarda i risultati dei test, sovrastimavano di molto il proprio livello di performance e di abilità”.

Al contrario, chi era più competente in determinate materie tendeva a sottostimare le sue abilità: questi infatti, messi di fronte ad un test relativamente semplice per chi, come loro, era esperto in quella materia, tendevano a ritenere che quel test fosse altrettanto semplice anche per tutti gli altri.

I risultati di questi studi sono espressi nella presente curva sul piano cartesiano:

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Le conseguenze del Dunning-Kruger Effect

Come potete vedere, il diagramma chiarisce come con l’aumentare della competenza diminuisca la consapevolezza dei propri mezzi in quella materia, in corrispondenza del crescere della consapevolezza delle difficoltà connesse con lo studio di quella materia, per poi ricominciare a risalire quando la competenza è sufficientemente elevata e specifica da indurre il soggetto a ritenersi abbastanza preparato per poter esprimere la propria opinione.

Ecco spiegato, dunque, come il cervello tende a sovrastimare le proprie competenze.

E’ l’effetto Dunning-Kruger, appunto, che porta molte persone completamente ignoranti in una materia a credere di conoscerla o di poterla imparare semplicemente leggendo qualche post o vedendo qualche video su YouTube, e che li spinge a maturare un’arroganza tale da indurli a voler spiegare quelle materie (che non conoscono) a chi le studia da decenni. Questo perché l’ignoranza in una materia non si manifesta semplicemente nella non conoscenza delle “giuste risposte” che concernono quella materia, ma anche e soprattutto nella non consapevolezza della quantità di dati necessari per produrre quelle risposte.

Semplicemente, non sapendo nulla di una materia, un soggetto tende a pensare che per conoscerla non serva nulla di particolare, proprio perché non è in grado di afferrarne la complessità e quindi capire quanta mole di studio e di esperienza serva per poterla conoscere a fondo.

Meno cose so di una materia, meno cose ritengo sia necessario sapere per conoscerla

Dunning-Kruger e altre distorsioni cognitive

Come prevedibile, ciò accade anche in funzione di altre distorsioni cognitive di cui abbiamo già parlato negli articoli precedenti: in primo luogo per la naturale tendenza del nostro cervello a semplificare ciò che non comprende al fine di renderlo intellegibile; ed è chiaro che più la materia è complessa, meno conoscenze ho su di essa, più sarà probabile che, per comprenderla, il nostro cervello tenda a ridurre all’osso le ipotesi e le implicazioni necessarie per farlo. In effetti, possiamo dire che la semplificazione è il sistema attraverso il quale il cervello “casca” nell’effetto Dunning-Kruger.

Ma non solo: il Dunning-Kruger Effect è anche una diretta conseguenza del sistema WYSIATI, ossia di quell’approccio cognitivo del cervello che ci porta a trarre conclusioni sulla sola base delle informazioni che possediamo, illudendoci che esse siano le uniche disponibili.

Pertanto, questa particolare tendenza a sovrastimare le proprie competenze deriva da una naturale inclinazione del nostro cervello che, nel tentativo di semplificare e dare risposte in base alle sole nozioni possedute, ci induce appunto a ignorare l’effettiva complessità di certe materie e a ritenere sufficienti le nozioni in nostro possesso per produrre risposte corrette.

Le conseguenze fallaci sul piano cognitivo sono evidenti, e le possiamo sperimentare tutti i giorni con tutti quei soggetti che, di fronte ad un avvenimento complesso sul quale anche gli esperti si interrogano, pretendono di sentenziare verità assodate con l’assoluta convinzione di essere nella ragione. Questo perché le risposte suggerite dal loro cervello appaiono coerenti e sensate sulla base delle scarne informazioni che ha.

Ed è proprio quello che accade con no vax, sostenitori di cure alternative e complottisti in generale, che parlano di cose senza neppure rendersi conto che non sanno di cosa stiano parlando.

Ma accade anche a ognuno di noi, senza che ce ne rendiamo conto, tutte le volte che ci troviamo a ragionare o discutere su un argomento sul quale non abbiamo le competenze: anche se siamo consapevoli della nostra incompetenza, il nostro cervello ci suggerirà comunque delle soluzioni in base alla nostra limitata comprensione della materia. Sta poi al nostro Sistema 2 decidere se prenderle o no per valide.

P.T.