L’effetto semplificazione non è altro che la tendenza del cervello a rendere le cose semplici per riuscire a interpretarle e si tratta di una prassi pressoché quotidiana per ognuno di noi.

Infatti, il nostro Sistema 1 agisce intuitivamente per cercare di dare risposte semplici alla realtà che lo circonda attraverso le “euristiche”. Abbiamo anche visto che, il nostro cervello spesso non ha tutte le nozioni necessarie per giungere ad una conclusione esatta, ma agendo istintivamente al fine di dare comunque una risposta deve trovare un modo per interpretare ciò che ha di fronte anche sulla base delle sole nozioni che possiede (WYSIATI).

Comprendere la realtà è necessario e fondamentale per un essere umano, perché gli consente di prevedere, interpretare e conoscere il mondo circostante, aumentando le probabilità di sopravvivere. Ma proprio per via della complessità della natura, che non sempre permette all’uomo una comprensione completa dei fenomeni che la regolano, la natura stessa ha fornito all’essere umano degli stratagemmi per interpretare la realtà.

Oltre alle euristiche, dunque, la soluzione più immediata cui il cervello fa ricorso per comprendere ciò che è troppo complesso è una distorsione cognitiva chiamata proprio semplificazione: come dice la parola stessa, il cervello tende a rendere le cose semplici per riuscire a interpretarle e permettergli di dare una risposta coerente agli accadimenti cui assiste.

Di fronte ad una situazione complessa, che necessita di nozioni di cui il cervello primitivo è privo, il Sistema 1 non può permettersi di evitare una risposta quindi ricorre allo strumento di rendere le cose semplici per riuscire a interpretarle, così da rendere possibile una risposta.

Questa distorsione cognitiva è molto diffusa e si manifesta in almeno 3 modalità: la polarizzazione, la generalizzazione e la rappresentatività.

Polarizzazione o “pensiero dicotomico”

Il miglior sistema per semplificare una questione è naturalmente quella di ridurla a due opzioni soltanto. Logicamente parlando, più opzioni ci sono, più è difficile scegliere, e per questo il cervello ritiene preferibile ridurre al minimo le opzioni possibili per facilitare la scelta.

Il pensiero dicotomico è infatti quello che fa vedere tutto “o nero o bianco”,“buono o cattivo”, “utile o inutile”, senza mai considerare vie di mezzo che, in realtà, esistono quasi sempre su ogni argomento.

Si tratta di una euristica molto utile ed estremamente utilizzata dal nostro cervello, anche se non ce ne rendiamo conto; ovviamente, a maggior ragione nel complesso mondo moderno, appare inevitabile che l’eccessiva polarizzazione conduca a risultati errati, perché risultano errate le premesse del ragionamento. Eppure il nostro cervello utilizza questo sistema continuamente quando ha a che fare con materie che non conosce, e lo fa in modo automatico.

Generalizzazione

Allo stesso modo, il nostro cervello tende, in queste situazioni, a “fare di tutta l’erba un fascio”: anche questo è un sistema di semplificazione, perché aggrega situazioni simili e le tratta come identiche, senza valutare i casi singoli.

Siccome il cervello primitivo si fonda su una conoscenza per lo più esperienziale, cioè basata sulle esperienze effettivamente vissute, la possibilità di generalizzare, e dunque di inferire il generale partendo dal particolare, si rivela un sistema estremamente funzionale alla sopravvivenza. Basti pensare alla possibilità di dedurre che un determinato frutto sia tossico per il fatto di averlo assaggiato una volta ed essere stati male, che ci consente di restare alla larga da quel frutto senza dover svolgere “verifiche” ogni singola volta che ci troviamo di fronte un frutto di quella stessa specie.

Nell’attuale realtà sociale, così evoluta e complessa, tale euristica si rivela tuttavia fin troppo spesso fuorviante per i nostri giudizi, proprio perché non tiene conto, ed anzi di fatto annulla completamente, tutte le variabili tipiche di una società evoluta.

E così, in base alla generalizzazione, se un collega commette un errore “non sa fare niente”; se un tizio di colore viene beccato a rubare, “tutti i neri sono ladri”, se gli Stati Uniti hanno inscenato un complotto in una occasione, allora “tutte le cose dubbie che riguardano gli Stati Uniti sono per forza un complotto”,e così via. Per quanto tale soluzione sia molto diffusa ed alcuni la ritengano assolutamente normale e addirittura logica (proprio perché ci viene spesso spontaneo adottarla), la verità è che si tratta di una semplice euristica del cervello, che da’ luogo ad una metodologia e porta a conclusioni che non hanno alcuna valenza logico-scientifica.

Rappresentatività

Una forma specifica di generalizzazione è poi la rappresentatività. Essa è l’euristica alla base della creazione degli “stereotipi”: si attribuiscono, ad esempio, a tutti i membri di una classe delle caratteristiche che sono proprie dei membri delle diverse sottoclassi. Gli individui, in questo modo, basano la propria decisione su un’opinione semplicistica e generalizzata, che non si fonda cioè sulla valutazione personale dei singoli casi ma si ripete meccanicamente su persone, avvenimenti e situazioni.

Anche questa, come comprensibile, è solo una soluzione adottata dal nostro cervello per rendere più semplice e immediata l’interpretazione della realtà, che comporterebbe invece una analisi delle singole situazioni e una serie di nozioni che il Sistema 1 non è in grado di svolgere da solo. E invece, poter attribuire le caratteristiche di un singolo elemento a tutta la categoria cui quell’elemento appartiene costituisce, come la generalizzazione, un’euristica che viene incontro al nostro cervello, semplificando la complessità della realtà che lo circonda.

Tuttavia, a maggior ragione nel mondo di oggi questa soluzione è non solo piuttosto fuorviante perché, come le altre due, non tiene conto di tutte le variabili che necessariamente andrebbero considerate in una analisi corretta, ma favorisce la creazione di etichette e stereotipi che spesso portano a discriminazione e intolleranza verso determinate altre categorie; anche in questo caso, proprio perché questa rappresentatività opera istintivamente, le conclusioni cui giunge appaiono assolutamente coerenti e logiche per il nostro cervello, che finirà per adottarle come schemi per valutare la realtà, rafforzando e consolidando nei singoli e nelle società stereotipi e discriminazioni.

Gli effetti della semplificazione

In effetti, leggendo queste tre modalità euristiche avrete sicuramente pensato che si tratti di soluzioni “assolutamente scontate e normali” quasi come se non ci fosse neppure bisogno di spiegarle; ma è proprio questa considerazione che ne favorisce il radicarsi nel nostro pensiero e nel nostro modo di approcciarci alla realtà circostante, come se fosse non solo un sistema utile, ma anche corretto di impostare un giudizio.

Questa distorsione, insieme al WYSIATI e col supporto del bias di conferma, contribuisce enormemente al radicarsi di pregiudizi e di visioni distorte dalla realtà, ma coerenti con l’approccio superficiale e semplicistico suggeritogli dal Sistema 1. Quindi funzionano alla grande.

P.T.